venerdì 15 settembre 2017

Andrea Scirè, street photographer

Dopo qualche tempo torniamo ad intervistare un fotografo nella rubrica "Talent scout", giovane, siciliano e che si occupa di street photography:

Ciao Andrea, benvenuto sul mio blog. Ti va di auto presentarti?

Ciao Gaetano, Mi chiamo Andrea Scirè e sono un uomo con una macchina fotografica. Evito di annoiarti con le varie vicissitudini che mi hanno condotto fino ad oggi, in breve mi considero un “Amatore” e non un “Fotografo”, sono letteralmente rapito dalla fotografia e dalle sue implicazioni emozionali, la considero come una musa e un demone tramite cui riesco a mostrare la mia visione del mondo.




Apriamo come sempre con la domanda di rito: Com'è nata la tua passione per la fotografia?

Direi per il fascino del proibito… quando ero piccolo mia madre scattava le foto di famiglia con una Nikon FE2, quella macchina era un tabù, non potevo e dovevo toccarla; mi fu detto che potevo solo dopo aver finito di leggere l’enciclopedia della fotografia della kodak, riposta in libreria… lo feci, ma nel frattempo quella macchina era più che andata.
Nel 2002 comprai una Nikon 3100, stava nel palmo di una mano e iniziai a sperimentare… da li non mi sono più fermato.




Come mai hai scelto di dedicarti alla street photography?

In realtà non ho scelto, è un’etichetta che mi è stata data inizialmente dagli altri, era l’unico modo di incastrare le mie bislacche foto in un ambito fotografico. Poi ne presi consapevolezza e capii che era il mio modo di scattare che veicolava questa percezione.

 


Leggo che fai parte del progetto ISP, sei tra i pionieri del genere street in Italia, Quali sono le principali difficoltà tecniche di questo genere fotografico?

Innanzitutto ti ringrazio per aver utilizzato la parola “Progetto”. Sono in molti a confondere questa iniziativa in un collettivo, quando in realtà le visioni dei vari autori al suo interno sono molto differenti tra loro. 

Ti ringrazio anche dell’attributo “pioniere”, ma i veri pionieri in Italia sono stati altri grandi nomi della fotografia. Io ho semplicemente deciso di divulgare tutte le mie “scoperte” i miei studi e le mie bizzarrie tramite il mio blog fotostreet.it, quando ancora in Italia erano veramente in pochi a parlare di street photography. Direi che ho avuto un approccio street anche nella divulgazione… sono tra quelli convinti che la condivisione delle conoscenze porti ad una mutua crescita.
 
 

La street photography sta diventando ogni giorno più conosciuta anche in Italia. Molti nuovi fotografi si cimentano in questa specialità, cosa ne pensi della realtà italiana?

La realtà italiana? Collettivi che si fanno la guerra, prime donne e tanta tanta poca coscienza critica in fase di scatto. Ho l’impressione che si segua la moda… anche nella composizione si ripropongono continuamente cliché sterili e privi di contenuto, non si approfondisce, ci si basa solo sull’eclatante senza porre accenti su specifici aspetti.
Nei miei scritti spesso metto sulla bilancia la forma, la struttura e il contenuto… be’ in giro vedo sempre più spesso meri esercizi di stile.
Nonostante ciò poi vedo anche splendidi lavori che emergono spesso con forza imponendosi anche a livello internazionale. Penso che questi rimarranno in auge anche quando si spegneranno i riflettori sull’aspetto mediatico della street photography.




Cos’è e cosa non è la fotografia di strada?

Cos’è la street photography? Be’ non troverai mai una vera e propria definizione di genere, le sue sfaccettature e le sue implicazioni sono talmente ampie che qualunque definizione sarà sempre troppo restrittiva.
Io sono solito paragonarla al jazz “una estemporanea improvvisazione sul tema della vita”.
E’ più facile rispondere su cosa non è: sicuramente non è “reportage” e non è “fotografia documentativa”… i limiti sono sottili, ma sono proprio questi a fare una grande differenza.

 
 

Cosa ne pensi dei workshop? Possono servire per imparare a fare
foto di street?

Se sono fatti bene, organizzati bene e condotti da bravi e preparati oratori si. Per il resto è meglio investire in libri e in approfondimenti personali. Penso che un workshop di street debba generare un cortocircuito cerebrale finalizzato ad ampliare la capacità di osservazione di chi partecipa. In 2 giorni non puoi approfondire temi, autori, tecniche, stili ecc ma puoi percepire l’approccio, prender nota degli approfondimenti che fanno vibrare le tue corde e intuire la direzione da perseguire per il tuo personale percorso.




Qual è lo scatto a cui sei particolarmente legato? vorresti raccontare i retroscena? 


Ho un rapporto di odio ed amore con i miei scatti. Da subito li amo… poi li detesto ed infine riesco a riguardarli con freddezza e a giudicarli.
Recentemente sono attratto da uno scatto fatto a Chicago durante la notte di Halloween, eravamo li con Giuseppe Pons (autore ISP e street photographer milanese) per la Chicago Street Photography Experience, un workshop esperienziale che avevamo organizzato lo scorso anno. C’era la parata, tanta gente strana e un caos pazzesco… ma era tutto troppo scontato. Decisi allora di addentrarmi nelle vie laterali e fui attratto da un market… in quel posto ogni tanto arrivava qualcuno vestito in maschera per comprare acqua o alcolici. Ad un tratto notai un signore seduto sul Guard Rail di fronte al negozio con un atteggiamento mesto e poco gioioso… mi avvicinai per fotografarlo quando ad un tratto arrivò un’altro signore di aspetto simile travestito da cane,  si piazzò proprio accanto.. c’era una bella atmosfera, c’era una bella convergenza cromatica e un decontestualizzazione della scena perfetta… click.




Qual è la maggiore soddisfazione che hai ricevuto in ambito fotografico?

Be’ indubbiamente l’aver vinto quest’anno il Gold per la categoria News e General Press al PX3 de Paris. E’ stato un premio inaspettato, con una serie inaspettata e con una lettura inaspettata. Ho sempre visto questo concorso come un motivo per mettermi in gioco ed imparare dalle inarrivabili visioni altrui. Negli anni passati avevo ottenuto delle menzioni d’onore che mi avevano indicato la strada successiva… ma ammetto che ancora oggi stento a credere la decisione di quella così importante commissione.

Come dico sempre ONORATISSIMO SONO, ma non nego nemmeno che ciò mi mette anche un po’ di paura per via della responsabilità di visione che un tale riconoscimento pone sulle mie spalle. 


Come ti approcci ai tuoi soggetti? Appartieni alla scuola di pensiero che pensa che il fotografo debba essere invisibile?

Io sono 3 o 33, o assolutamente invisibile o assolutamente palese. Dipende dal tipo di messaggio che voglio trasmettere. Entrambi gli approcci sono efficaci ma sono solo mezzi di espressione. Chi decide come devo approcciarmi è la scena che mi ritrovo davanti, in base alle varie condizioni di sicurezza, di suscettibilità dei soggetti, di vicinanza, di confusione in strada ecc decido di volta in volta il mio approccio. Dunque certe volte sono un pescatore, altre un cacciatore, certe volte non si accorge dello scatto nemmeno chi mi affianca altre anche i piccioni sull’albero.



Cos’hai nella tua borsa? Ci faresti vedere? 


Un po’ di tempo fa mostrai la mia borsa alla redazione di Bagzine e c’era già poca roba… adesso ancora meno:
• una Leica m6
• 3 rulli
• un esposimetro
• un taccuino
• bigliettini da visita
• un taccuino
• effetti personali (portafoglio, occhiali, cellulare)


 

 

 Produci sia immagini a colori sia in bianco e nero, quale preferisci?

Ritengo la cromia un mezzo di espressione. Il colore mi attrae, il bianco e nero mi emoziona. Chi decide è sempre la scena o l’ambito in cui mi trovo a fotografare; con la pellicola prendo queste decisioni prima di uscire di casa.


Pensi che il tuo approccio fotografico sia differente nell’utilizzare il bianco e nero o il colore?

No l’approccio fotografico è sempre quello, la visione è completamente diversa. Il bianco e nero come il colore si pensa prima, non si post-produce. Pensare in bianco e nero, significa vedere in bianco e nero e dunque eliminare il disturbo del colore, dare peso alle variazioni di luminosità calcolate in termini di stop, dare peso alle geometrie palesi e nascoste. Ogni ombra diventa linea e forma, ogni luce diventa un acuto emozionale che deve essere gestito.Quando scatti a colore, hai una componente in più da considerare, la quale assume spesso un peso comunicativo rilevante. Allora controlli le corrispondenze cromatiche, le analogie e le complementarità, stai più attento alle dominanti e le forme assumono una evidenza minore se sovrastate da forti contrasti cromatici.


 

Quanto pensi sia importante l’attrezzatura nel genere street?

In genere penso che l’attrezzatura sia solo uno strumento che permetta di esprimere al meglio la propria visione fotografica. Negli anni ho imparato ad amare i limiti tecnici delle varie fotocamere che ho utilizzato, perché mi hanno sempre spinto verso soluzioni più creative. In linea generale per la street eviterei attrezzature ingombranti, e rumorose, i grossi obbiettivi e super zaini con arsenali fotografici all’interno… Dico sempre: “Be Easy e viaggia leggero!”; in street hai bisogno di un’ottica e una fotocamera, il tuo zoom sono i tuoi piedi il resto è solo capacità di osservazione e di previsione.


Cosa pensi dell'uso del flash nella fotografia di street?

Mi piace… figurati che sono uno di quelli che lo monta anche su una Leica a Pellicola generando orrore tra i puristi del marchio. In realtà il flash, se utilizzato bene e se compatibile con quello che si desidera comunicare, aggiunge un plus alla foto. Io lo uso molto vicino alla gente, spesso lo monto su corda e veicolo i chiaro scuri con l’altra mano. Dipende dal tipo di session che desidero intraprendere, dipende dall’ambito in cui mi trovo e sempre dalla irascibilità dei soggetti. In linea generale, se inizio una session con flash, la concludo con flash.


Domanda fatidica: Argentico o digitale?

Argentico! Affianco la pellicola da qualche anno alla mia produzione digitale, ma dal 24 Maggio scorso ho riposto definitivamente la digitale nell’armadio. 





Quali sono i punti di forza di ciascuna tecnologia?

Dell’Argentico mi piace l’approccio, la fisicità dei supporti, la riflessione nello scatto, il suono dell’avanzamento del rullo, la lentezza del processo di produzione fotografica e le emozioni dello sviluppo, senza considerare l’assoluta mancanza di post-produzione e la tridimensionalità dei risultati. Del digitale apprezzo la comodità, il dettaglio e la risoluzione. Ritengo che il digitale sia stata una grande invenzione da un punto di vista lavorativo e in tale ambito continuo ad utilizzarlo, sarei un cretino se facessi diversamente: abbatti i costi di produzione, abbatti i tempi di realizzazione, porti a casa un lavoro sicuro e ottieni sempre il massimo risultato.



Ho letto sul tuo blog che hai appena acquistato una leica M6, come mai in piena era digitale hai deciso di fare un salto nel passato? Cosa ti aspetti? Cosa hai trovato?

In passato ho fotografato con Yashica a telemetro, con Contax e Nikon analogiche… ma Leica è Leica. I materiali in primis, sono di una fattura ormai rara, senti la meccanica, senti il “corpo”, senti la cura di ogni singola parte. Quando tieni una Leica in mano ti pervade una sensazione di affidabilità e sicurezza. Ho scattato con diverse Leica digitali, sia durante la Leica Akademie, che con Leica di amici; devo dire che sono ottime macchine fotografiche, ma le analogiche non hanno pari. Cercavo una macchina a pellicola che mi desse la compattezza e la qualità della mia x-pro2, una solidità e una affidabilità assoluta anche in caso di invasione aliena ed in assenza perenne di energia elettrica… la serie M da sempre è stata utilizzata in strada, la MP è una M6 di oggi con materiali più moderni, un sistema di avvolgimento del rullo più antipatico e un prezzo enormemente superiore. La M7 presenta una elettronica e degli automatismi da cui volevo distaccarmi e dunque scelta finale M6 non TTL. E’ una macchina pura: tempi e diaframmi. L’esposimetro interno lo uso poco, ma è spot ed è presente… per il resto scatta sempre anche senza le 2 piccole batterie necessarie all’esposimetro. Con la mia M6 ho eliminato l’ansia da Batteria, l’ansia da sbalzo termico, mi trovo a mio agio e posso scattare come sono abituato a fare, senza fronzoli e senza diavolerie elettroniche superflui per il mio approccio fotografico. Ecco, la M6 è una fotocamera che mi fa stare bene.


Fai molta post-produzione (nel digitale) o appartieni alla corrente di pensiero dei puristi?

La street è una istantanea del reale secondo la visione del fotografo, la post produzione tecnicamente è superflua. Si aggiustano i toni, puoi aggiustare le curve, puoi chiudere le ombre un po’, oppure dare quel mood emozionale che riflette la tua visione… se una foto è buona lo sarà sempre, se non è buona e ci si perde tempo in post produzione sarà sempre una pessima foto ben post-prodotta. Nel digitale impiegavo mediamente un paio di minuti per definire il mood della prima foto della session, poi un paio di secondi per le altre. Con la pellicola ho eliminato anche questo tempo. In linea generale, nelle mie post-produzioni applico solo le tecniche consentite nello sviluppo analogico, lo definisco una sorta di “camera bianca”.



C'è qualche trucco del mestiere che hai imparato e vorresti condividere con noi?

In realtà li vorrei condividere tutti e sapere pure cosa ne pensate. Tenere la macchina a tracolla con su un soft button, permette di fare foto con il gomito ad altezza ombelico. Sciogliere le stringhe delle scarpe ed abbassarsi a legarle permette di fare foto dal basso. Continuare a tenere la macchina sull’occhio dopo aver scattato indurrà il soggetto a dubitare dell’essere l’oggetto del vostro interesse… potrei continuare per ore… ma mi fermo qui.



Quali sono i tuoi punti di riferimento in fotografia?

Tanti, troppi direi. Joel Meyerowitz, William Klein, Bruce Gilden, Alex Webb, Martin Parr, Gus Powell e recentemente Dakowicz che con Cardiff rende appieno l’idea di street a cui tendo.


Hai voglia di darci i link dei blog che segui abitualmente?

Ne seguo tanti, in-public.com, streethunters.net, erickimphotography.com, world-street.photography.
Su fotostreet.it ho inserito una lista di siti interessanti da cui trarre ispirazione. 




Cosa ne pensi di instagram e dei socials per la condivisione delle immagini?

I social sono un ottimo mezzo di promozione e di divulgazione delle proprie visioni, bisogna però saperli usare bene. Quello che non mi piace dei social è che spesso la visione è talmente frenetica che le immagini diventano “silenziose” e si smette di apprezzare la reale qualità degli scatti. In giro ci son tanti cliché, ci sono tante immagini vuote e finte, veniamo bersagliati da milioni di foto e questo a mio avviso sta innescando una visione superficiale e poco attenta negli utenti. Ho provato ad utilizzare Instagramm per un periodo… ma non amo la modalità di posting troppo frenetica. Uso Facebook  ma alterno periodi di assenza a periodi di bislacca presenza.


Pensi che la fotografia possa diventare una vera e propria professione nel prossimo futuro?

Spero di no! Il mio lavoro reale è creativo ed estremamente stimolante, praticamente mi diverto da morire e ogni giorno non è mai lo stesso. Se faccio ogni tanto qualche shooting di tipo Corporate o Still Life è sempre per finalità di advertising e dunque mai noioso. Il non legare la fotografia al “lavoro vero” mi permette di affrontare ogni session con serenità, mi permette di non “sporcare con il lucro” o “l’interesse” le mie opinioni e il mio modo di vedere… dunque mi sento libero anche di sbagliare. Questo mi piace.


Hai dei progetti in itinere? Lavori, formazione, viaggi? Potresti anticipare qualcosa?

Scrivere, divulgare e mostrare sono i miei intenti futuri. Le attività di ISP quest’anno sono state maggiori e con esse l’impegno richiesto. Ho qualche progetto a breve e lunga scadenza, ma preferisco non parlarne per il momento, quello che è sicuro è che voglio osare di più.  La Chicago Street Photography è stata rimandata per via dei vari impegni… per il resto  penso che qualcuno mi vedrà tra i ghetti di New York la prossima primavera ;-)
Ci vediamo in strada
Ciao ;-)
Andrea


Grazie Andrea, e arrivederci in... strada!

LINKS:
https://www.fotostreet.it/
http://in-public.com/
https://www.streethunters.net/
https://world-street.photography/en/ 
http://www.italianstreetphotography.com/ 
px3

fotografie: copyright Andrea Scirè

domenica 23 luglio 2017

Cos'è la street photography?

Premetto che non è facile dare una definizione univoca e universalmente riconosciuta di  questa specialità fotografica. Tuttavia, cercherò di fornire degli elementi utili e degli spunti affinché vi possiate fare un'idea tutta vostra.
Diciamo subito che molto spesso si tende a confondere la "street photography" con la fotografia di reportage, di viaggio o la foto documentaristica in generale.
E' vero, potete dire che in un certo senso anche la street può documentare la realtà ma non è il suo fine, la sua vocazione.

Nella fotografia di street il fotografo mette dentro il fotogramma degli elementi (della realtà certo ma che possono anche essere totalmente slegati tra di loro) per creare un nuovo quadro, una foto appunto con dei significati nuovi e spesso fuori dalle prerogative di ogni singolo elemento/soggetto utilizzato  nella composizione.
In altre parole, potremmo riassumere che la street photography è l'arte coniugare insieme diversi soggetti con peculiarità e/o stranezze che per il caso o perché il fotografo le ha saputo cercare, si trovano a contatto. Un'arte di interazione tra elementi/soggetti della vita reale, soggetti che possono non avere anche attinenza tra di loro.
La foto documentaristica, invece, ha come fine ultimo il raccontare obiettivamente un evento, la realtà, appunto.
Certo, viene interpretata con la sensibilità e l'estro del fotografo ma la documentazione della realtà è un fine ben preciso.
Nella street il racconto della realtà è solo un mezzo, un ingrediente che si mescola spesso con humour per dare vita a scatti originali e dai significati nuovi e imprevedibili.
Secondo quanto detto la street photography è più vicina al genere "fine art", autorale, di quanto non sia vicina al genere documentaristico (pur condividendone spesso i soggetti e le ambientazioni).
Il fotografo di street ha un occhio molto allenato, grande velocità di analisi della scena ed esecuzione, uno scatto molto veloce e spesso istintivo.
Da quanto fin quì detto, capirete bene che non basta fare delle foto in strada per definirle "street photography".

Volete degli esempi?
detto fatto:
Matt Stuart, fotografo MAGNUM è un esempio concreto e vivente della street photography contemporanea, i suo scatti sono pieni di humour:

copyright Matt Stuart

copyright Matt Stuart

copyright Matt Stuart














































copyright Matt Stuart




















Alex Webb, ottimo fotografo documentarista, non disdegna la street photography, al punto che nel suo portfolio, nei suoi libri, gli scatti di street si innestano perfettamente nel racconto, nella storia che sta narrando. Ecco alcuni esempio di foto di strada alla Webb:

copyright Alex Webb
copyright Alex Webb

copyright Alex Webb


















































Oltre ai nomi stra famosi ci sono tanti bravi street photographers che praticano questo genere con risultati davvero interessanti, ecco solo alcuni esempi scovati in rete:

copyright Gustavo Minas
















copyright Ed Peters
















copyright Ed Peters

















copyright Felix Lupa


















copyright Boris Hamilton
















copyright Joanna Mrówka




















Cosa serve per fare street photography?
Davvero poco, questo genere è forse il più accessibile in termini di attrezzatura, basta un'ottica normale, da 28mm a 50mm, una macchina fotografica qualsiasi e tanta tanta voglia di esplorare, di mettersi in discussione di farsi permeare dagli umori della strada.

LINK
lensculture
matt stuart

domenica 26 febbraio 2017

Fujifilm X-T2, evoluzione della specie

Non sarà certo la prima review della Fuji X-T2, in rete se ne trovano a decine, ma ho atteso appositamente parecchi mesi di utilizzo sul campo prima di fare una personale recensione di questa interessante macchina fotografica.
Premetto che non sarà una enumerazione di dettagli tecnici o delle infinite personalizzazioni che si possono fare, ma piuttosto una rassegna delle peculiarità che a mio avviso rendono appetibile questa piccola mirrorless per chi vuole farne uno strumento professionale per il fotogiornalismo e il reportage in genere.

















Iniziamo dalle cose davvero innovative rispetto al modello precedente:
  1. sensore con maggiore risoluzione
  2. resa del sensore, lavorabilità dei files
  3. autofocus
  4. joystick
  5. nuovo otturatore meccanico
  6. refresh mirino 100 fps
  7. luminosità mirino raddoppiata rispetto alla X-T1
  8. doppia scheda di memoria
1) Sensore, adesso ha una risoluzione di 24mp, sforna files di 6000x4000 pixel. Non  ritengo che questo sia un grosso salto in avanti ma più risoluzione fa sempre comodo, e considerando che si tratta di un sensore APS-C, non credo sia saggio andare oltre con le tecnologie attuali. Ritengo invece che la matrice X-trans, adottata da fuji anche per questo nuovo modello, sia oramai superata, vista la grande risoluzione a cui si è arrivati. Ricordiamo brevemente che la matrice X-trans è stata brevettata da Fuji per mitigare il problema dell'effetto moirè (senza utilizzo di filtro anti aliasing), trame multicolori che si verificano in luogo di soggetti con dettagli piccolissimi, ma vista la risoluzione in gioco si dovrebbero fotografare i microbi. Questa matrice x-trans, invece, ha dato parecchi problemi a Fujifilm, per i famosi vermi (worms) che si generano oltre ai falsi dettagli, quando si fotografano campi d'erba e fogliame.















2) Resa del sensore: quello che mi ha colpito favorevolmente è la maggiore lavorabilità dei files generati dalla macchina. Si possono recuperare le ombre come nel vecchio modello, ma questo sensore presenta anche maggiori margini nel recupero delle alte luci. La grana che si presenta è molto gradevole, sembra meno digitale. Anche l'effetto acquerello (o dei worms) è meno evidente. Infine, con la X-T2 si può finalmente quasi azzerare la riduzione del rumore "on-camera" a beneficio dei dettagli fini anche se con una maggiore grana/disturbo (disorso che ha senso solo se siscatta in jpg).


3) autofocus, un altro piccolo passo avanti, non tanto per la velocità in se, che esiste ed è percettibile rispetto alla X-T1, ma soprattutto per l'affidabilità con poca luce. Non siamo ai livelli delle reflex di fascia alta, ma ci siamo avvicinati e soprattutto, ci si può contare anche in condizioni difficili. Con poca luce, questa mirrorless ha un bel vantaggio rispetto alle reflex, grazie al mirino elettronico riesce a vedere anche dove con il mirino ottico delle reflex si fa cilecca, certo, poi è una bella sfida mettere a fuoco ma si può scattare magari con quealche tentativo. Una cosa che continuo a non apprezzare è che i sensori AF di queste mirrorless sono sensibili solo ai fronti verticali, in poche parole alle linee verticali, ma non implementano sensori AF a croce, come la quasi totalità delle reflex e che funzionano sia con linee orizzontali sia con linee verticali.

4) joystick, abbastanza utile se si vuole passare velocemente da un punto AF all'altro. Non si usa spesso ma quando serve è una panacea.


















5) Otturatore, niente da dire, di livello professionale con 1/250 sec di tempo sync e 1/8000 sec di massimo tempo di posa. Si integra molto bene con l'otturatore elettronico che arriva fino a 1/32000 sec, quasi indispensabile se si vuole usare il XF 56mm f/1.2 in pena luce con il diaframma spalancato.
















6-7) mirino migliorato come refresh e massima luminosità rispetto alla già ottima X-T1, adesso arriva a 100fps, raddoppiata la luminosità, nessun lag, copertura 100%, ingrandimento 0.80 x, niente da aggiungere.














8) doppio slot di memorie SD, che possono essere utilizzate a scelta coma backup o sequenziali, una scelta per il professionista che non vuole cattive sorprese.
























Oltre a quelle elencate sopra, numerose altre migliorie sono state introdotte, ma a mio avviso sono marginali se non del tutto inutili, come ad esempio le simulazioni dei film che tanto entusiasmano gli animi dei fotoamatori e frequentatori di forum.
Stesso dicasi per la possibilità di riprendere video con risoluzione 4K, funzione che scarica la batteria in soli 10 minuti, creando spesso surriscaldamenti, specie se non si utilizzano le nuove batterie NP-W126S che hanno una minore resistenza parassita rispetto alle classiche NP-W126. Mi rendo conto che, allo stesso tempo, a qualcuno possa fare comodo riprendere dei brevi filmati con lo stesso mezzo che si usa per fare fotografie, ma fare filmati in 4K con queste premesse credo sia un suicidio.
Chi sceglie le mirrorless Fuji lo fa soprattutto per avere un corredo leggero e portatile, non ha senso appesantirlo con battery grip oppure zoom mostruosi, si snatura proprio il sistema.

Per il mio modo di fotografare ritengo che il punto di forza di questa tipologia di macchine fotografiche risieda nella portabilità, e nella qualità file che non si discosta molto da quella ottenibile dalle migliori reflex sul mercato. Grazie anche alle meravigliose ottiche fisse che Fujifilm sforna con cadenza regolare, parlo di: 14mm, 16mm, 18mm, 23mm, 27mm, 35mm, 56mm.  Questa macchine possono donare l'invisibilità, anche grazie all'otturatore elettronico e alle piccole ottiche come l'XF18mm o il XF27mm. Non mi sognerei mai montarci sopra quegli inutili zoom che Fuji ha fatto uscire di recente di fare foto naturalistiche o sportive con una macchina simile, ci sono strumenti molto più indicati e dedicati per fare questo.  Ciò non toglie che si possano fare tutti i generi fotografici, ma non è lo strumento migliore per farlo in ambito professionale.













Problemi noti
Sfortunatemente, anche questa fotocamera soffre del problema degli artefatti in controluce, altrimenti noto come: grid artefacts , presente anche nella X-PRO2 e probabilmente anche nella nuona X100T, visto che condivide lo stesso sensore e lo stesso processore.
Oramai è appurato che in alcuni controluce, e con un angolo particolare,  spuntino degli artefatti e falsi dettagli, in luogo di un alone magenta.
Da una nuovissima ricerca di un appassionato utente, pare che questi artefatti siano dovuti non alla riflessione della luce tra ottica e sensore, come sostenuto da molti, ma bensì a una sorta di ombra causata tra gli strati interni dai componenti del sensore autofocus, sensore che è annegato all'interno della matrice x-trans. Sembra che sia proprio un'interazione tra matrice x-trans e sensori PDAF a generare il problema con uno squilibrio dei livelli di verde, una deficenza di verde che provoca appunto il magenta con trama.
In questo link è spiegata bene la tesi sostenuta dall'utente (in inglese).
purple-flare-grid-artifacts
(Image courtesy of FujiFilm)
























Conclusioni
Che dire di questa macchina in poche parle: è uno strumento di lavoro professionale.
Sempre pronta, capace di resistere ad acquazzoni e alla polvere.
Buona risoluzione e qualità dei file generati.
Possibilità di lavorare anche con i JPG grazie alle numerose personalizzazioni "on-camera".
Batteria deboluccia come durata, ma è lo scotto da pagare per tutte le mirrorless sempre con il sensore acceso.
Consiglio questa fotocamera a chi non vuole rinunciare alla qualità dei files pur mantenendosi leggeri e dscreti, pertanto da abbinare assolutamente con le ottiche fisse del corredo Fujifilm.
L'autofocus presenta ancora delle falle ma è stato largamente migliorato e ci si può fidare nella maggiorparte delle situazioni, anche in ambito professionale ad esclusione di scene a bassissima luminosità dove le reflex di fascia alta sono ancora una spanna avanti.

video promozionali e prove:























domenica 17 gennaio 2016

Fuji Xpro2, la piccola professionale

Prime impressioni
Finalmente ci siamo, dopo una lunga attesa e una travagliata gestazione è nata la nuova ammiraglia di casa Fujifilm, la X-pro2 promette prestazioni al top, con il suo nuovo sensore da 24Mp e un nuovissimo sistema di messa a fuoco, da sempre il tallone d'Achille delle fotocamere mirrorless di ogni marca.
Viste le piccole dimensioni e peso, oltre che alla qualità di livello professionale, questa fotocamera si propone di diventare lo strumento principe per molti fotoreporter e foto giornalisti.

RP045369
foto:Rico Pfirstinger
Ma vediamo di analizare meglio le prestazioni di rilievo che offre la nuova X-pro2:

sensore: si tratta di un nuovo aggiornamento del progetto Xtrans, arrivato con la pro2 alla terza versione. con filtro colore con pixel casuali o pseudo tali, visto che si ripropongono in realtà con una sequanzialità ben precisa. Questa scelta progettuale differisce dal consueto filtro bayer equipaggiato nella maggiorparte di fotocamere in commercio.
 La tecnologia x-trans permette l'eliminazione di un filtro ottico passa basso (OLPF), generalmente inserito per mitigare il problema dei falsi colori (detto anche moirè) in luogo di dettagli fini nell'immagine. Per dirla tutta, molte delle nuove fotocamere con filtro bayer non utilizzano già questo filtro per massimizzare la risoluzione del sensore, affidandosi a mitigare il problema del moirè via software.
Il sensore X-trans permette di  avere delle immagini dettagliatissime, secondo alcuni esperti, il sensore della X-pro2 con i sui 24Mp, produrrebbe immagini con risoluzione comparabili di quelle di un sensore bayer da 36Mp. Il rovescio della medaglia, secondo alcuni fotografi è che le immagini prodotte con i sensori x-trans produrrebbero degli artefatti che rendono le immagini poco naturali, questo ovviamente osservandole al 100%. Quì potete farvi un'idea di cosa si tratta: 
artefatti su immagini dei sensori X-trans
Questo nuovo sensore è costruito da SONY su specifiche Fuji. Sarebbe realizzato per la prima volta con metallizzazioni in rame invece che di alluminio ma non è realizzato nell'ultima tecnologia rilasciata da SONY, ossia il BSI retroilluminato (back-illuminated sensor già utilizzato sulla sony Alpha 7R II con prestazioni ISO stupefacenti), questo dettaglio suggerisce che ci potrebbero essere ancora ampi margini di miglioramento per il sensore Fuji in futuro prossimo. La sensibilità ISO è stata estesa a 12800, partendo sempre dai 200 ISO nativi.Cosa molto molto importante, finalmente la X-PRO2 permette di scattare in RAW "VERO" a tutte le sensibilità. In questo senso, occorre dire per chiarezza, che tutte le precedenti fotocamere Fuji, scattavano a una sensibilità massima di 800ISO veri per poi fare un pushing di due stop tramite software  per arrivare ai 3200 ISO scritti sul RAW. :) non ci credete? scattate una foto a 800 ISO sottoesposta intenzionalmente di due stop e poi fate un JPG con il convertitore on camera, facendo un push di due stop... ed eccovi magicamente una foto a 3200ISO!

autofocus: tipo ibrido che funziona naturalmente a contrasto di fase, CDAF (adesso ben 273 punti) ma con l'ausilio di speciali sensori inglobati nella matrice dei pixel che funzionano a rilevamento di fase (PDAF) disseminati nel 40% del campo inquadrato. Si è passati da 49 punti PDAF a contrasto di fase dei sensori X-transII ai 79 del sensore nuovo della X-pro2. Questo tipo di autofocus è altamente customizzabile, potendo scegliere le dimensioni del punto di messa a fuoco e i gruppi eventuali per l'af continuo. La vera novità sembra essere la sensibilità dei nuovi sensori af a rilevamento di fase  che, secondo una prima review, ma non confermata ufficialmente da Fuji, dovrebbe essere attivi fino a -3EV di luminosità (nella review sibillina si mensiona anche un valore di partenza di -1EV che forse è più plausibile, si attende percui una comunicazione ufficiale di Fuji che nel frattempo non ha inserito questo parametro nelle specifiche ufficiali), risultato ottimo se si pensa che è la stessa sensibilità che ha l'AF della Nikon D750. La nuova Nikon D5 arriva a -4EV, ma solo nei sensori centrali, mentre tutti gli altri funzionano fino a -3EV. Se quindi, venissero confermati i -3EV della X-pro2, sarebbe un risultato strepitoso.

giusto per avere un confronto con le precedenti macchine Fuji:
Nella X100s i sensori veloci PDAF cioè quelli a rilevamento di fase lavorano solo con luce sopra i 5EV, sotto questo limite si va con l'AF a contrasto di fase, molto più lento.
Nella X-E2 con firmware vers4 i sensori veloci PDAF cioè quelli a rilevamento di fase lavorano solo con luce sopra i 0,5EV (grazie a questo firmware si è avuto un gran guadagno, prima la sensibilità per la X-E2 era 2,5EV).

otturatore: finalmente i progettisti della X-pro2 hanno adottato un otturatore veloce che garantisce un sincronizzazione flash di 1/250 sec. e un tempo massimo di 1/8000, ponendosi sullo standard delle altre professionali sul mercato. Questo nuovo otturatore è testato fino a 150.000 attuazioni, dunque non ancora ai livelli delle super pro CANON e NIKON.

Altre migliorie cosmetiche sono state apportate ai vari tasti e, cosa molto interessante, è stato inserito un secondo slot di memoria per estendere l'autonomia in termini di scatto e velocità ma soprattutto per fare un backup istantaneo degli scatti eseguiti, cosa molto gradita in amito professionale per ovviare al problema di danneggiamenti improvvisi delle schede di memoria. Il mirino di tipo ibrido è stato sostanzialmente aggiornato a quello dell X100T, e l'LCD da 2350Kpixel ha beneficiato di un refresh più alto da 54 fps a 85 fps, il tempo buio tra uno scatto e il successivo è stato abbassato da circa 300ms a 150ms.
Il corpo in lega di magnesio è stato reso tropicalizzato. 
Numerosi filtri, facezie e amenità sono state inserite tra i menu della nuova interfaccia grafica.

Seguendo questo link potete leggere le specifiche del prodotto:
specifiche Fuji X-PRO2

Ed eccovi alcuni video promozianali della X-pro2:

 

 


 



In attesa di poter mettere le mani su un file RAF originale e su una review indipendente, vi lascio una serie di link dove potete leggere le numerose review che hanno accompagnato la presentazione ufficiale della X-pro2: 

review sponsorizzata 1 
review sponsorizzata 2
review sponsorizzata 3 
review sponsorizzata 4 
review sponsorizzata 5 
samples di ritratto a risoluzione piena 
immagini di esempio JPG a risoluzione piena 

 

venerdì 27 marzo 2015

Scattare senza esposimetro, la regola del 16

Oggi trattiamo brevemente una problematica che affligge spesso il fotografo di street: La corretta esposizione nelle scene ad alto contrasto.
Per sua natura lo "streeter" fotografa in ambienti urbani in cui l'illuminazione può avere cambiamenti repentini, ad esempio in un mercato in cui i soggetti possono trovarsi indiscriminatamente in ombra piena o in pieno sole.
In queste situazioni limite, qualsiasi esposimetro va in tilt, infatti, quando il contrasto della scena è elevatissimo la fotocamera è costretta a compiere delle scelte, esporre per le ombre o esporre per le luci, e queste scelte potrebbero non essere quelle che il fotografo intende fare.
Questo avviene perchè il sensore digitale (ma anche la pellicola) ha una dinamica limitata, ed è incapace di registrare correttamente e contemporaneamente luci brillanti e ombre profonde.
In queste situazioni l'esposimetro della fotocamera potrebbe anche impostare un'esposizione di compromesso per salvare capre e cavoli ma spesso questo coporterà la perdita delle ombre piene e delle luci brillanti.
Se per esempio il soggetto che stiamo riprendendo si trova in ombra e l'esposimetro espone per le luci, avremo una forte sottoesposizione che potrebbe non essere rimediabile neanche in postproduzione.
Allora che fare?
In queste circostanze potrebbe tornare utile un'esposizione manuale a prescindere di quello che ci dice l'esposimetro della fotocamera.
Ovviamente, anche in questo caso, se il soggetto si trova in ombra e abbiamo esposto per le luci, avremo ugualmente una sotto esposizione, quindi, come potete capire, niente miracoli.

Però, avendo scelto di esporre per le luci di un determinato contesto, sarà il fotografo a "cacciare" i soggetti che si trovano in luce, trascurando gli altri, a meno di non essere talmente veloci di poter settare l'esposizione in tempo reale e in manuale.

Personalmente, preferisco previsualizzare il tipo di scena che intendo scattare e poi andare alla ricerca del soggetto che si trova in quel tipo di luce, ma sono gusti personali.
Tornando al nostro esempio, se vogliamo riprendere un soggetto in pena luce che si aggira tra le bancarelle in ombra dovremo settare l'esposizione per le luci, se in questa situazione usassimo l'esposimetro integrato, avremmo probabilmente una sovraesposizione, perchè l'esposimetro tenderebbe a mediare le ampie ombre profonde con la luce del soggetto.
Questa immagine di Alex Webb mostra una situazione molto difficile e simile a quella descritta:



Gli esposimetri sono molto intelligenti e riescono a leggere correttamente la maggior parte delle scene inquadrate, ma come abbiamo detto prima, non potranno mai leggere nella mente del fotografo e quindi, nelle situazioni in cui compiranno delle scelte, potrebbero non essere quelle corrette, portando alla sotto o sovra esposizione della scena.

La tabella sottostante, mostra delle situazioni tipiche che potremmo riscontrare durante una sessione di street e la relativa esposizione da settare in fotocamera.









I parametri di esposizione vanno prese come indicazione di massima e sono relative a una sensibilità di 400 ISO.
Si è cercato di utilizzare i diaframmi centrali, di norma migliori in tutte le ottiche in termini di nitidezza e che garantiscono una discreta profondità di campo.
Nella colonna di sinistra sono indicati i valori di EV (valore di esposizione), che sarebbe la misura delle luce in valore assoluto.

I valori in tabella si basano sulla regola del 16
Questo è un metodo che permette di stimare le corrette esposizioni di luce senza esposimetro.
Oltre al vantaggio evidente di essere indipendenti da un misuratore di luce, la regola del 16 può aiutare a determinare la corretta esposizione in condizioni difficili.
Infatti, la regola si basa sulla luce incidente, piuttosto che sulla luce riflessa come fanno gli esposimetri delle fotocamere.
Questi ultimi possono cadere in fallo con soggetti molto luminosi o molto scuri.
La regola di base è semplice e recita che in una giornata di sole basta impostare un diaframma f/16 e impostare un tempo di posa che sia il reciproco della sensibilità ISO (esempio, se si usano 400 ISO si dovrà settare un tempo di 1/400 sec o un tempo immediatamente vicino 1/500sec).

Se si intende utilizzare f/11 invece di f/16, ovviamente il tempo di esposizione deve essere raddoppiato (nel nostro esempio 1/800 sec. invece di 1/400 sec.).
Così come, se si intende abbassare il tempo di esposizione da 1/400 sec. a 1/200 sec. occorre compensare chiudendo il diaframma da f/16 a f/22 (o in alternativa si può lasciare f/16 e abbassare la sensibilità a ISO 200 invece di ISO 400.

Link:
il Valore di esposizione

giovedì 26 marzo 2015

ABC: Un Workshop istantaneo

Siete agli inizi?
Volete migliorare il vostro modo di fotografare e non avete tempo, voglia e disponibilità economica per frequentare un workshop?
Bene, date uno sguardo a questa foto qui sotto e seguite attentamente il breve filmato e in pochi minuti imparerete molto ma molto più di quanto non imparereste in uno dei tantissimi pseudo workshop che vi propinano in giro (magari con modelle poco vestite in bundle).
La foto è di Michael Christopher Brown (un tizio qualunque che scatta foto con l'IPHONE e lavora per MAGNUM PHOTOS). Questi sono gli appunti che ha scritto Christopher durante il suo workshop tenuto a dei rifugiati siriani nel campo di Zaatari, in Giordania per "Save the children".

























In pratica, oltre alla regola dei terzi, che consiste nel piazzare il soggetto nelle intersezioni delle rette, punti segnati con i pallini, nel foglio a sinistra, Michael si concentra su alcuni punti e spunti:

  1. Silhouette (controluce spinti con i soggetti che appaiono ben contrastati sullo sfondo)
  2. Riflessi (di specchi, semplice flare dell'ottica, orpelli che possono arricchire la nostra foto)
  3. Mossi (sia dei soggetti sia del fotografo, in entrambi i casi si possono ottenere effetti niente male)
  4. Mettere il soggetto dentro a delle cornici (che possono essere rappresentate da porte, finestre, sportelli d'auto, elementi architettonici, rami d'albero etc).
  5. preoccuparsi di mettere qualcosa di interessante anche davanti e dietro il soggetto
  6. la messa a fuoco (la foto potrebbe risultare gradevole anche se il soggetto non è perfettamente a fuoco e se si inseriscono ulteriori elementi molto sfocati.
  7. Simmetria
  8. punto di messa a fuoco
  9. strati (comporre la foto a strati, con diversi piani di interesse)
  10. sperimentare (quasi un suggerimento a infischiarsene delle regole appena citate)
  11. Istinto
  12. Capacità di cogliere il momento (H.C.Bresson docet)
  13. Divertimento
  14. Movimento, nel senso che un bel paio di scarpe comode non guastano nel corredo di un buon fotografo.


Sfortunatamente il video è in Inglese ma le immagini e le didascalie parlano chiaro. Le foto sono del grandissimo Steve.

Buona visione!




domenica 22 marzo 2015

Lorenza Bravetta: "una cosa è canticchiare un motivo altro è cantarlo"

Lorenza Bravetta, una interessante video intervista:


















Biografia:
Lorenza è stata direttore delle attività commerciali di Magnum Photos per l’Europa continentale dal 2010.
Con una formazione classica (Liceo classico Massimo d’Azeglio e Università di Lettere e Filosofia a Torino) e dopo aver collaborato con la Galleria Alberto Peola e la Galleria Caterina Fossati a Torino, raggiunge nel 1998 la sede di Magnum International a Parigi per uno stage di sei mesi in qualità di assistente alle attività commerciali.
Nel 1999 è assunta da Magnum Parigi come responsabile delle relazioni con gli agenti in Europa, nello specifico per lo sviluppo delle attività editoriali e dei rapporti con i giornali.
Nel 2001 crea il dipartimento di pubblicità, per lo sviluppo delle attività commerciali in Europa, con l’obiettivo di incrementare le produzioni pubblicitarie ad opera dei fotografi di Magnum.
Nel 2006, oltre alla pubblicità, diventa responsabile delle attività di corporate e dei partenariati.Ha diretto uno staff di 20 persone il cui obiettivo è di rappresentare e sviluppare in Europa i progetti personali, culturali e commerciali dei 60 fotografi proprietari dell’agenzia.
Nel 2015 decide di fondare Camera.

CAMERA nasce dal desiderio di valorizzare e promuovere la fotografia italiana in un dialogo permanente con il sistema internazionale dell’arte. CAMERA rappresenterà una piattaforma per l’esposizione, la produzione, la valorizzazione del patrimonio fotografico, la formazione, l’incontro e il dibattito intorno alla fotografia.
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, aprirà al pubblico nell'autunno del 2015.
Il Centro doterà l'Italia di una struttura per accedere alla fotografia nazionale e internazionale, sotto ogni sua forma.
CAMERA ospiterà esposizioni temporanee e un'ampia programmazione didattica, promuovendo il dialogo con artisti e istituzioni di prestigio internazionale.
CAMERA sarà alla guida di un innovativo progetto sugli archivi fotografici pubblici e privati con l'obiettivo di valorizzare uno straordinario patrimonio collettivo.
CAMERA sarà uno spazio di ricerca in cui il linguaggio della fotografia sarà studiato in ogni sua parte e i risultati messi in mostra senza eccezioni di genere o funzione.
La sede si troverà presso gli spazi offerti in locazione dall'Opera Munifica Istruzione di Santa Pelagia, nel pieno centro di Torino, un'area ravvivata dalla presenza di numerose altre istituzioni e musei, fra cui il Museo Nazionale del Cinema, Palazzo Reale e il Museo Egizio.



"Una cosa è canticchiare un motivo altro è cantarlo" questa frase, estratta dall'intervista è molto utile per capire la differenza che c'è tra i tanti "amatori della fotografia" e i fotografi "veri".

Ecco a voi una interessantissima video intervista, uno sguardo a 360 gradi sulla fotografia italiana e internazionale:






LINK:
Camera Centro Italiano per la Fotografia
http://www.camera.to/