venerdì 15 settembre 2017

Andrea Scirè, street photographer

Dopo qualche tempo torniamo ad intervistare un fotografo nella rubrica "Talent scout", giovane, siciliano e che si occupa di street photography:

Ciao Andrea, benvenuto sul mio blog. Ti va di auto presentarti?

Ciao Gaetano, Mi chiamo Andrea Scirè e sono un uomo con una macchina fotografica. Evito di annoiarti con le varie vicissitudini che mi hanno condotto fino ad oggi, in breve mi considero un “Amatore” e non un “Fotografo”, sono letteralmente rapito dalla fotografia e dalle sue implicazioni emozionali, la considero come una musa e un demone tramite cui riesco a mostrare la mia visione del mondo.




Apriamo come sempre con la domanda di rito: Com'è nata la tua passione per la fotografia?

Direi per il fascino del proibito… quando ero piccolo mia madre scattava le foto di famiglia con una Nikon FE2, quella macchina era un tabù, non potevo e dovevo toccarla; mi fu detto che potevo solo dopo aver finito di leggere l’enciclopedia della fotografia della kodak, riposta in libreria… lo feci, ma nel frattempo quella macchina era più che andata.
Nel 2002 comprai una Nikon 3100, stava nel palmo di una mano e iniziai a sperimentare… da li non mi sono più fermato.




Come mai hai scelto di dedicarti alla street photography?

In realtà non ho scelto, è un’etichetta che mi è stata data inizialmente dagli altri, era l’unico modo di incastrare le mie bislacche foto in un ambito fotografico. Poi ne presi consapevolezza e capii che era il mio modo di scattare che veicolava questa percezione.

 


Leggo che fai parte del progetto ISP, sei tra i pionieri del genere street in Italia, Quali sono le principali difficoltà tecniche di questo genere fotografico?

Innanzitutto ti ringrazio per aver utilizzato la parola “Progetto”. Sono in molti a confondere questa iniziativa in un collettivo, quando in realtà le visioni dei vari autori al suo interno sono molto differenti tra loro. 

Ti ringrazio anche dell’attributo “pioniere”, ma i veri pionieri in Italia sono stati altri grandi nomi della fotografia. Io ho semplicemente deciso di divulgare tutte le mie “scoperte” i miei studi e le mie bizzarrie tramite il mio blog fotostreet.it, quando ancora in Italia erano veramente in pochi a parlare di street photography. Direi che ho avuto un approccio street anche nella divulgazione… sono tra quelli convinti che la condivisione delle conoscenze porti ad una mutua crescita.
 
 

La street photography sta diventando ogni giorno più conosciuta anche in Italia. Molti nuovi fotografi si cimentano in questa specialità, cosa ne pensi della realtà italiana?

La realtà italiana? Collettivi che si fanno la guerra, prime donne e tanta tanta poca coscienza critica in fase di scatto. Ho l’impressione che si segua la moda… anche nella composizione si ripropongono continuamente cliché sterili e privi di contenuto, non si approfondisce, ci si basa solo sull’eclatante senza porre accenti su specifici aspetti.
Nei miei scritti spesso metto sulla bilancia la forma, la struttura e il contenuto… be’ in giro vedo sempre più spesso meri esercizi di stile.
Nonostante ciò poi vedo anche splendidi lavori che emergono spesso con forza imponendosi anche a livello internazionale. Penso che questi rimarranno in auge anche quando si spegneranno i riflettori sull’aspetto mediatico della street photography.




Cos’è e cosa non è la fotografia di strada?

Cos’è la street photography? Be’ non troverai mai una vera e propria definizione di genere, le sue sfaccettature e le sue implicazioni sono talmente ampie che qualunque definizione sarà sempre troppo restrittiva.
Io sono solito paragonarla al jazz “una estemporanea improvvisazione sul tema della vita”.
E’ più facile rispondere su cosa non è: sicuramente non è “reportage” e non è “fotografia documentativa”… i limiti sono sottili, ma sono proprio questi a fare una grande differenza.

 
 

Cosa ne pensi dei workshop? Possono servire per imparare a fare
foto di street?

Se sono fatti bene, organizzati bene e condotti da bravi e preparati oratori si. Per il resto è meglio investire in libri e in approfondimenti personali. Penso che un workshop di street debba generare un cortocircuito cerebrale finalizzato ad ampliare la capacità di osservazione di chi partecipa. In 2 giorni non puoi approfondire temi, autori, tecniche, stili ecc ma puoi percepire l’approccio, prender nota degli approfondimenti che fanno vibrare le tue corde e intuire la direzione da perseguire per il tuo personale percorso.




Qual è lo scatto a cui sei particolarmente legato? vorresti raccontare i retroscena? 


Ho un rapporto di odio ed amore con i miei scatti. Da subito li amo… poi li detesto ed infine riesco a riguardarli con freddezza e a giudicarli.
Recentemente sono attratto da uno scatto fatto a Chicago durante la notte di Halloween, eravamo li con Giuseppe Pons (autore ISP e street photographer milanese) per la Chicago Street Photography Experience, un workshop esperienziale che avevamo organizzato lo scorso anno. C’era la parata, tanta gente strana e un caos pazzesco… ma era tutto troppo scontato. Decisi allora di addentrarmi nelle vie laterali e fui attratto da un market… in quel posto ogni tanto arrivava qualcuno vestito in maschera per comprare acqua o alcolici. Ad un tratto notai un signore seduto sul Guard Rail di fronte al negozio con un atteggiamento mesto e poco gioioso… mi avvicinai per fotografarlo quando ad un tratto arrivò un’altro signore di aspetto simile travestito da cane,  si piazzò proprio accanto.. c’era una bella atmosfera, c’era una bella convergenza cromatica e un decontestualizzazione della scena perfetta… click.




Qual è la maggiore soddisfazione che hai ricevuto in ambito fotografico?

Be’ indubbiamente l’aver vinto quest’anno il Gold per la categoria News e General Press al PX3 de Paris. E’ stato un premio inaspettato, con una serie inaspettata e con una lettura inaspettata. Ho sempre visto questo concorso come un motivo per mettermi in gioco ed imparare dalle inarrivabili visioni altrui. Negli anni passati avevo ottenuto delle menzioni d’onore che mi avevano indicato la strada successiva… ma ammetto che ancora oggi stento a credere la decisione di quella così importante commissione.

Come dico sempre ONORATISSIMO SONO, ma non nego nemmeno che ciò mi mette anche un po’ di paura per via della responsabilità di visione che un tale riconoscimento pone sulle mie spalle. 


Come ti approcci ai tuoi soggetti? Appartieni alla scuola di pensiero che pensa che il fotografo debba essere invisibile?

Io sono 3 o 33, o assolutamente invisibile o assolutamente palese. Dipende dal tipo di messaggio che voglio trasmettere. Entrambi gli approcci sono efficaci ma sono solo mezzi di espressione. Chi decide come devo approcciarmi è la scena che mi ritrovo davanti, in base alle varie condizioni di sicurezza, di suscettibilità dei soggetti, di vicinanza, di confusione in strada ecc decido di volta in volta il mio approccio. Dunque certe volte sono un pescatore, altre un cacciatore, certe volte non si accorge dello scatto nemmeno chi mi affianca altre anche i piccioni sull’albero.



Cos’hai nella tua borsa? Ci faresti vedere? 


Un po’ di tempo fa mostrai la mia borsa alla redazione di Bagzine e c’era già poca roba… adesso ancora meno:
• una Leica m6
• 3 rulli
• un esposimetro
• un taccuino
• bigliettini da visita
• un taccuino
• effetti personali (portafoglio, occhiali, cellulare)


 

 

 Produci sia immagini a colori sia in bianco e nero, quale preferisci?

Ritengo la cromia un mezzo di espressione. Il colore mi attrae, il bianco e nero mi emoziona. Chi decide è sempre la scena o l’ambito in cui mi trovo a fotografare; con la pellicola prendo queste decisioni prima di uscire di casa.


Pensi che il tuo approccio fotografico sia differente nell’utilizzare il bianco e nero o il colore?

No l’approccio fotografico è sempre quello, la visione è completamente diversa. Il bianco e nero come il colore si pensa prima, non si post-produce. Pensare in bianco e nero, significa vedere in bianco e nero e dunque eliminare il disturbo del colore, dare peso alle variazioni di luminosità calcolate in termini di stop, dare peso alle geometrie palesi e nascoste. Ogni ombra diventa linea e forma, ogni luce diventa un acuto emozionale che deve essere gestito.Quando scatti a colore, hai una componente in più da considerare, la quale assume spesso un peso comunicativo rilevante. Allora controlli le corrispondenze cromatiche, le analogie e le complementarità, stai più attento alle dominanti e le forme assumono una evidenza minore se sovrastate da forti contrasti cromatici.


 

Quanto pensi sia importante l’attrezzatura nel genere street?

In genere penso che l’attrezzatura sia solo uno strumento che permetta di esprimere al meglio la propria visione fotografica. Negli anni ho imparato ad amare i limiti tecnici delle varie fotocamere che ho utilizzato, perché mi hanno sempre spinto verso soluzioni più creative. In linea generale per la street eviterei attrezzature ingombranti, e rumorose, i grossi obbiettivi e super zaini con arsenali fotografici all’interno… Dico sempre: “Be Easy e viaggia leggero!”; in street hai bisogno di un’ottica e una fotocamera, il tuo zoom sono i tuoi piedi il resto è solo capacità di osservazione e di previsione.


Cosa pensi dell'uso del flash nella fotografia di street?

Mi piace… figurati che sono uno di quelli che lo monta anche su una Leica a Pellicola generando orrore tra i puristi del marchio. In realtà il flash, se utilizzato bene e se compatibile con quello che si desidera comunicare, aggiunge un plus alla foto. Io lo uso molto vicino alla gente, spesso lo monto su corda e veicolo i chiaro scuri con l’altra mano. Dipende dal tipo di session che desidero intraprendere, dipende dall’ambito in cui mi trovo e sempre dalla irascibilità dei soggetti. In linea generale, se inizio una session con flash, la concludo con flash.


Domanda fatidica: Argentico o digitale?

Argentico! Affianco la pellicola da qualche anno alla mia produzione digitale, ma dal 24 Maggio scorso ho riposto definitivamente la digitale nell’armadio. 





Quali sono i punti di forza di ciascuna tecnologia?

Dell’Argentico mi piace l’approccio, la fisicità dei supporti, la riflessione nello scatto, il suono dell’avanzamento del rullo, la lentezza del processo di produzione fotografica e le emozioni dello sviluppo, senza considerare l’assoluta mancanza di post-produzione e la tridimensionalità dei risultati. Del digitale apprezzo la comodità, il dettaglio e la risoluzione. Ritengo che il digitale sia stata una grande invenzione da un punto di vista lavorativo e in tale ambito continuo ad utilizzarlo, sarei un cretino se facessi diversamente: abbatti i costi di produzione, abbatti i tempi di realizzazione, porti a casa un lavoro sicuro e ottieni sempre il massimo risultato.



Ho letto sul tuo blog che hai appena acquistato una leica M6, come mai in piena era digitale hai deciso di fare un salto nel passato? Cosa ti aspetti? Cosa hai trovato?

In passato ho fotografato con Yashica a telemetro, con Contax e Nikon analogiche… ma Leica è Leica. I materiali in primis, sono di una fattura ormai rara, senti la meccanica, senti il “corpo”, senti la cura di ogni singola parte. Quando tieni una Leica in mano ti pervade una sensazione di affidabilità e sicurezza. Ho scattato con diverse Leica digitali, sia durante la Leica Akademie, che con Leica di amici; devo dire che sono ottime macchine fotografiche, ma le analogiche non hanno pari. Cercavo una macchina a pellicola che mi desse la compattezza e la qualità della mia x-pro2, una solidità e una affidabilità assoluta anche in caso di invasione aliena ed in assenza perenne di energia elettrica… la serie M da sempre è stata utilizzata in strada, la MP è una M6 di oggi con materiali più moderni, un sistema di avvolgimento del rullo più antipatico e un prezzo enormemente superiore. La M7 presenta una elettronica e degli automatismi da cui volevo distaccarmi e dunque scelta finale M6 non TTL. E’ una macchina pura: tempi e diaframmi. L’esposimetro interno lo uso poco, ma è spot ed è presente… per il resto scatta sempre anche senza le 2 piccole batterie necessarie all’esposimetro. Con la mia M6 ho eliminato l’ansia da Batteria, l’ansia da sbalzo termico, mi trovo a mio agio e posso scattare come sono abituato a fare, senza fronzoli e senza diavolerie elettroniche superflui per il mio approccio fotografico. Ecco, la M6 è una fotocamera che mi fa stare bene.


Fai molta post-produzione (nel digitale) o appartieni alla corrente di pensiero dei puristi?

La street è una istantanea del reale secondo la visione del fotografo, la post produzione tecnicamente è superflua. Si aggiustano i toni, puoi aggiustare le curve, puoi chiudere le ombre un po’, oppure dare quel mood emozionale che riflette la tua visione… se una foto è buona lo sarà sempre, se non è buona e ci si perde tempo in post produzione sarà sempre una pessima foto ben post-prodotta. Nel digitale impiegavo mediamente un paio di minuti per definire il mood della prima foto della session, poi un paio di secondi per le altre. Con la pellicola ho eliminato anche questo tempo. In linea generale, nelle mie post-produzioni applico solo le tecniche consentite nello sviluppo analogico, lo definisco una sorta di “camera bianca”.



C'è qualche trucco del mestiere che hai imparato e vorresti condividere con noi?

In realtà li vorrei condividere tutti e sapere pure cosa ne pensate. Tenere la macchina a tracolla con su un soft button, permette di fare foto con il gomito ad altezza ombelico. Sciogliere le stringhe delle scarpe ed abbassarsi a legarle permette di fare foto dal basso. Continuare a tenere la macchina sull’occhio dopo aver scattato indurrà il soggetto a dubitare dell’essere l’oggetto del vostro interesse… potrei continuare per ore… ma mi fermo qui.



Quali sono i tuoi punti di riferimento in fotografia?

Tanti, troppi direi. Joel Meyerowitz, William Klein, Bruce Gilden, Alex Webb, Martin Parr, Gus Powell e recentemente Dakowicz che con Cardiff rende appieno l’idea di street a cui tendo.


Hai voglia di darci i link dei blog che segui abitualmente?

Ne seguo tanti, in-public.com, streethunters.net, erickimphotography.com, world-street.photography.
Su fotostreet.it ho inserito una lista di siti interessanti da cui trarre ispirazione. 




Cosa ne pensi di instagram e dei socials per la condivisione delle immagini?

I social sono un ottimo mezzo di promozione e di divulgazione delle proprie visioni, bisogna però saperli usare bene. Quello che non mi piace dei social è che spesso la visione è talmente frenetica che le immagini diventano “silenziose” e si smette di apprezzare la reale qualità degli scatti. In giro ci son tanti cliché, ci sono tante immagini vuote e finte, veniamo bersagliati da milioni di foto e questo a mio avviso sta innescando una visione superficiale e poco attenta negli utenti. Ho provato ad utilizzare Instagramm per un periodo… ma non amo la modalità di posting troppo frenetica. Uso Facebook  ma alterno periodi di assenza a periodi di bislacca presenza.


Pensi che la fotografia possa diventare una vera e propria professione nel prossimo futuro?

Spero di no! Il mio lavoro reale è creativo ed estremamente stimolante, praticamente mi diverto da morire e ogni giorno non è mai lo stesso. Se faccio ogni tanto qualche shooting di tipo Corporate o Still Life è sempre per finalità di advertising e dunque mai noioso. Il non legare la fotografia al “lavoro vero” mi permette di affrontare ogni session con serenità, mi permette di non “sporcare con il lucro” o “l’interesse” le mie opinioni e il mio modo di vedere… dunque mi sento libero anche di sbagliare. Questo mi piace.


Hai dei progetti in itinere? Lavori, formazione, viaggi? Potresti anticipare qualcosa?

Scrivere, divulgare e mostrare sono i miei intenti futuri. Le attività di ISP quest’anno sono state maggiori e con esse l’impegno richiesto. Ho qualche progetto a breve e lunga scadenza, ma preferisco non parlarne per il momento, quello che è sicuro è che voglio osare di più.  La Chicago Street Photography è stata rimandata per via dei vari impegni… per il resto  penso che qualcuno mi vedrà tra i ghetti di New York la prossima primavera ;-)
Ci vediamo in strada
Ciao ;-)
Andrea


Grazie Andrea, e arrivederci in... strada!

LINKS:
https://www.fotostreet.it/
http://in-public.com/
https://www.streethunters.net/
https://world-street.photography/en/ 
http://www.italianstreetphotography.com/ 
px3

fotografie: copyright Andrea Scirè 

riproduzione riservata ©2020 

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